

La Provincia autonoma di Trento apre il 1° ottobre 2026 i termini del Bando Energia Sviluppo: un contributo a fondo perduto pari al 30% delle spese ammissibili — con maggiorazioni fino al 40% — per le imprese che investono in efficienza energetica e riduzione dei consumi. Investimento minimo superiore a 25.000 euro, massimo 500.000. Procedura automatica, una sola domanda per impresa. Ecco cosa serve sapere per arrivare pronti.
Cos'è il Bando Energia Sviluppo
Il Bando Energia Sviluppo nasce dalla Legge provinciale 6 luglio 2023 n. 6 ed è stato approvato con la Deliberazione della Giunta provinciale n. 780 del 25 maggio 2026. L'obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre in modo strutturale il peso dei costi energetici sui bilanci delle imprese trentine, non offrire un ristoro temporaneo.
È una differenza sostanziale rispetto ai contributi emergenziali degli anni scorsi. Qui non si compensa una bolletta alta: si finanzia l'investimento che quella bolletta la abbassa in modo permanente. Chi presenta domanda deve infatti dimostrare, dati alla mano, che l'intervento produrrà un risparmio misurabile.
La gestione della pratica è affidata ad APIAE, l'Agenzia provinciale per gli incentivi alle attività economiche.
Quanto vale il contributo
La misura base è il 30% delle spese ritenute ammissibili.
A questa si aggiungono due maggiorazioni alternative tra loro (non cumulabili), da richiedere espressamente in domanda e da confermare in fase di rendicontazione:
Maggiorazione | Condizione |
+10% | L'impresa ha registrato nel bilancio 2025 costi per consumi energetici superiori al 30% del totale dei costi della produzione (Voce B del conto economico) |
+5% | L'impresa cede a una Comunità Energetica Rinnovabile (CACER), a una ESCo o a una SGR il diritto di installare un impianto fotovoltaico sull'unità operativa di proprietà |
Nel caso migliore si arriva quindi al 40% a fondo perduto.
I limiti di spesa
Spesa minima ammessa: superiore a 25.000 euro
Spesa massima ammessa: 500.000 euro
Su un progetto da 500.000 euro con maggiorazione del 10%, il contributo teorico arriva a 200.000 euro.
Attenzione al de minimis
L'incentivo è concesso in regime de minimis ai sensi del Regolamento (UE) 2023/2831. Significa che il tetto reale del contributo non è solo quello del bando: va calcolato tenendo conto di tutti gli aiuti de minimis già ricevuti dall'impresa nell'arco di tre esercizi finanziari. Per le aziende che hanno già attinto ad altre misure agevolative, è una verifica da fare prima di dimensionare l'investimento, non dopo.
Chi può presentare domanda
Possono accedere piccole, medie e grandi imprese con unità operativa in provincia di Trento, costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese entro il 30 novembre 2025. Sono ammessi anche i soggetti in contabilità semplificata, incluso il regime forfettario.
L'attività deve essere esercitata in via prevalente e rientrare nei seguenti codici ATECO 2025:
Sezione B — Attività estrattive (tutti i codici)
Sezione C — Attività manifatturiere (tutti i codici)
Sezione E — limitatamente ai codici 38 (raccolta, recupero e smaltimento rifiuti) e 39 (risanamento e altri servizi di gestione rifiuti)
Sezione F — Costruzioni (tutti i codici)
Sezione G — limitatamente al codice 46 (commercio all'ingrosso)
Sezione H — Trasporto e magazzinaggio (tutti i codici)
Sezione Q — limitatamente al codice 85.53 (attività di scuole guida)
Un chiarimento utile, perché genera spesso confusione: ricettività e ristorazione non rientrano tra i settori ammessi. Il commercio al dettaglio è escluso, mentre l'ingrosso è ammesso. Le costruzioni, invece, ci sono per intero.
Ogni impresa può presentare una sola domanda, anche se il progetto coinvolge più unità operative.
Quali investimenti sono finanziabili
Sono agevolati gli investimenti in beni materiali e immateriali avviati a partire dal 1° giugno 2026 e completati entro 18 mesi dalla data di concessione dell'incentivo.
Le macrovoci di spesa ammissibili comprendono:
Fabbricati e assimilati
Impianti, macchinari, attrezzature e altri beni
Programmi informatici, brevetti, licenze, know-how
Spese per consulenze tecniche
Spese generali supplementari (a forfait)
Il dettaglio delle voci e sottovoci è definito agli articoli 9 e 10 del bando: è lì che si gioca l'ammissibilità concreta di ogni singola fattura, e vale la pena leggerlo insieme a un tecnico prima di chiudere i preventivi.
Un dettaglio operativo da non dimenticare: la domanda sconta una marca da bollo da 16 euro.
La diagnosi energetica: il vero perno della domanda
È il punto che distingue questo bando da molte altre misure, e quello su cui si giocano più domande di quanto si immagini.
L'accesso al contributo richiede una diagnosi energetica preventiva che dimostri un miglioramento dei consumi pari ad almeno il 2% per le unità operative coinvolte. Lo stesso risultato dovrà poi essere confermato da una diagnosi energetica post-intervento.
Questo significa due cose molto pratiche.
La prima: il progetto va costruito a partire dai numeri, non dal catalogo fornitori. Non basta acquistare un macchinario più recente o un impianto più grande — serve dimostrare, con una baseline documentata dei consumi attuali, che l'intervento produce il risparmio dichiarato.
La seconda: la diagnosi non è un adempimento da sbrigare a ridosso della scadenza. È il documento che determina se la domanda sta in piedi. Chi arriva al 1° ottobre senza aver ancora misurato i propri consumi parte in svantaggio.
Le spese per consulenze tecniche rientrano peraltro tra le voci ammissibili: la diagnosi, se correttamente inquadrata nel progetto, non è un costo a fondo perso.
Fotovoltaico, accumulo e ricarica: come si inseriscono
Impianti e macchinari rientrano a pieno titolo tra i beni materiali agevolabili, e per un'impresa manifatturiera, edile o logistica il fotovoltaico con autoconsumo resta l'intervento con il ritorno più prevedibile: produce energia nelle stesse ore in cui il capannone la consuma.
Due considerazioni tecniche però meritano attenzione.
Il fotovoltaico va letto in chiave di consumo, non solo di produzione. Il bando premia la riduzione dei consumi certificata dalla diagnosi energetica. Un impianto di produzione va quindi inquadrato correttamente all'interno del bilancio energetico complessivo dell'unità operativa, spesso in combinazione con interventi sull'efficienza (illuminazione, motori, sistemi di gestione, coibentazioni). È esattamente il tipo di valutazione che la diagnosi deve restituire.
Il sistema di accumulo cambia i numeri dell'autoconsumo. Per le aziende con consumi concentrati fuori dalle ore di picco solare — turni serali, refrigerazione notturna, cicli continui — lo storage è ciò che trasforma l'energia prodotta in energia effettivamente usata, e quindi in risparmio misurabile.
C'è poi la strada della maggiorazione del 5%: cedere a una CER, a una ESCo o a una SGR il diritto di installare l'impianto fotovoltaico sulla propria unità operativa di proprietà. È un'opzione da valutare per chi ha superfici disponibili ma preferisce non immobilizzare capitale sull'impianto, tenendo però presente che è alternativa al +10% sui costi energetici, non aggiuntiva.
Tempistiche e iter
1° ottobre 2026 — apertura dei termini per la presentazione delle domande. Il collegamento alla piattaforma sarà pubblicato entro tale data sul sito della Provincia
Presentazione — esclusivamente online, tramite piattaforma APIAE. Le domande sono esaminate con procedura automatica
Concessione — il provvedimento è adottato entro 60 giorni dalla chiusura dei termini
Completamento degli interventi — entro 18 mesi dalla data di concessione
Rendicontazione — entro 6 mesi dal completamento dell'iniziativa
Liquidazione — in un'unica soluzione, entro 60 giorni dal ricevimento della rendicontazione
La procedura automatica è una buona notizia sul piano dei tempi, ma sposta tutto il peso sulla qualità formale della domanda: senza una fase di valutazione discrezionale, un requisito documentale mancante non si recupera in corso d'opera.
Cosa fare da qui al 1° ottobre
Un mese è poco per improvvisare, ma sufficiente per arrivare preparati. In ordine di priorità:
Verificare il codice ATECO prevalente e l'iscrizione attiva al Registro imprese entro il 30 novembre 2025
Controllare il plafond de minimis residuo degli ultimi tre esercizi
Recuperare i dati di consumo delle unità operative interessate: bollette, letture, curve di carico, dati di produzione
Verificare la Voce B del bilancio 2025 per capire se si accede alla maggiorazione del 10%
Avviare la diagnosi energetica preventiva — è il documento che determina l'ammissibilità e richiede tempo
Definire il perimetro dell'investimento e raccogliere i preventivi, ricordando che le spese sono ammissibili solo se avviate dal 1° giugno 2026
Preparare la marca da bollo e la documentazione amministrativa
Conclusione
Il Bando Energia Sviluppo non è un incentivo che si intercetta all'ultimo momento. Chi arriva al 1° ottobre con la diagnosi energetica in mano, il perimetro dell'investimento definito e i preventivi già raccolti presenta una domanda solida. Chi comincia a ragionarci a termini aperti rischia di rincorrere.
Duepuntozero affianca le imprese del Trentino nell'analisi dei consumi, nella progettazione degli interventi di efficientamento e nel dimensionamento di impianti fotovoltaici, sistemi di accumulo e infrastrutture di ricarica. Se vuoi capire se la tua azienda rientra nei requisiti e quale investimento ha senso costruire, parliamone prima che i termini si aprano.












